Archive for the ‘Videogayme’ Category

In Avengers Academy arriva Union Jack, supereroe gay

giovedì, giugno 23rd, 2016 by geekqueer

Marvel Avengers Academy, è un popolare videogioco per mobile in cui la celebre squadra di supereroi viene ripensata come in un teen-movie da high-school.

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La squadra di studenti capitanata da Nick Fury, ha introdotto un supereroe gay nella sua fila. Nella quest “British Invasion” i giocatori possono reclutare eroi britannici come Capitan Bretagna e appunto Union Jack per aiutare a liberare Black Knight posseduto dalla maledizione della Eban Blade. Nel corso del gioco Black Widow sottolinea che Union Jack -alias la super-spia Brian Falsworth– sia il primo ragazzo dell’accademia su cui non riesce a far colpo.

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“Senza offesa, ma non sei il mio tipo”, e quando lei chiede spiegazioni, rincara la dose “Ti sto dicendo che sono gay”.
Nel mondo della Marvel Comics tradizionale, Brian Farnsworth – Union Jack è un eroe della Seconda guerra mondiale e rivela di avere una relazione con un
altro eroe, Roger Aubrey in arte Dyna-Mite o Destroyer.

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The Sims 4 abbatte i confini di genere

giovedì, giugno 2nd, 2016 by geekqueer

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Guardate bene quest’immagine qui su, perché il genere fluido ha conquistato finalmente anche il gioco della Maxis. In realtà The Sims è sempre stato precursore di buoni costumi culturali e sperimentazioni di simulazione sociale: dalle unioni civili del secondo capitolo, al matrimonio egualitario del terzo. Ora l’ElectronicArts ha abbattuto l’ultima barriera, quella del genere.

 

In precedenza, i giochi Sims (tra cui il più recente capitolo, The Sims 4) hanno sempre limitato vestiti, acconciature e altre opzioni a un genere oppure ad un altro.

Oggi, l’Associated Press della Maxis ha rilasciato un aggiornamento che rimuoverà i confini di genere nella creazione del personaggio.
Indipendentemente dal sesso, in The Sims 4 si potrà intrecciare corpo, voce e abbigliamento di entrambi i sessi: i giocatori potranno ora cambiare generi del proprio Sims ogni volta che vorranno.

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Rachel Franklin, produttore esecutivo di The Sims 4, ha detto a BuzzFeed News: “Ci rendiamo conto che la diversità è bella e grande nel mondo – e il nostro lavoro è cercare di rifletterla che nel gioco.”
Franklin ha aggiunto che il team di progettazione che ha lavorato sull’aggiornamento nell’anno passato, ha lavorato fianco a fianco con la GLAAD per garantire un aggiornamento sensibile a tutti i giocatori del gioco – tra cui appunto i giocatori transgender.
“Siamo sempre felici di vedere come le persone utilizzano il gioco e come le persone giocano il gioco”, ha aggiunto.
“Noi vogliamo che siano in grado di trovare un modo per esprimere se stessi e la loro creatività e dare loro tutti gli strumenti possibili per farlo , per riflettere con precisione se stessi”.

La serie The Sims, come dicevo,  ha permesso relazioni dello stesso sesso sin dal primo gioco (anche se con dinamiche molto, molto difficili), ma transgender, queer, interesessuali e altre identificazioni di genere nel menu di gioco, sono territori nuovi.
E questo è davvero un grande passo.

Generalmente l’abbattimento dei limiti nel roster di personaggio era appannaggio dei MOD per PC (ne esiste uno per The Sims 4 che permette l’inserimento di peli e cicatrici per ricreare un avatar FtoM preciso nei minimi dettagli) , oppure  di sparuti giochi illuminati comealcuni DLC della serie Saints Row .

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C’è qualcosa che sta succedendo in questi ultimi tempi ed è una cosa che mi piace molto: ci stiamo riappropriando di ciò che ci è sempre appartenuto, la nostra rappresentazione. Perché se sei invisibile, come puoi far sentire la tua voce?

Mizhena e i bagni di Baldur’s Gate

lunedì, maggio 23rd, 2016 by geekqueer

In effetti sono un po’ confuso, la cronaca politica e sociale delle ultime settimane si innesta in questioni da wc: ma le persone transgender in che bagno devono andare?

E Mizhena di Faerun, deve chiedere il permesso ai videogiocatori quando le scappa la pipì? Ma davvero nel 2016 la Generazione Z s’infiamma di reazioni così violente per una sfumatura di sessualità?
Su la Stampa, Dario Marchetti ci racconta cosa è successo.

Gay, bi, trans e non solo: le mille sfumature della sessualità nei videogiochi
L’arrivo di un personaggio transgender nel titolo Baldur’s Gate ha fatto infuriare migliaia di giocatori. Ma l’identità sessuale nei videogame è un tema discusso fin dagli anni ‘80

Mizhena è una transessuale. Solo che invece che a Parigi, Milano o New York, vive in una piccola città del regno di Faerun, l’ambientazione che fa da sfondo al videogioco di ruolo Baldur’s Gate. Ma per quanto digitale, l’esistenza stessa di Mizhena ha dato vita a una serie di polemiche piuttosto reali, portando molti giocatori a criticare duramente gli sviluppatori del titolo. “Il gioco mi piace, ma perché ci avete ficcato dentro tutti questi temi di giustizia sociale?”, scrive in Rete l’utente King Midas, mentre su Madness non gradisce “questa roba da politiche gender. Non voglio avere a che fare con questa merda che rovina l’immersività del gioco”.

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Come a dire che in un mondo fatto di elfi, mostri, draghi e magie sia, guarda un po’, proprio un transessuale a stonare con l’atmosfera del gioco. Un’accusa del tutto infondata visto che, solo se interrogata dai giocatori, Mizhena si limita a spiegare di essere “nata maschio, e cresciuta come tale dai miei genitori. Col tempo, ho capito invece di essere una donna: ho creato il mio nome usando sillabe proveniente da varie lingue. Riflette pienamente ciò che davvero sono”.

Certo, nonostante la pioggia di commenti negativi sparsi in Rete, le critiche di questo tipo sono solo una piccolissima parte. Ciò non toglie però che nel mondo dei videogame ci sia ancora un tabù che riguarda l’esistenza di personaggi gay, bisessuali o transessuali. Una simile polemica si era infatti già scatenata qualche anno fa, quando nel gioco di ruolo Dragon Age: Inquisition fu inserito Dorian, un mago elementale che aveva l’unica colpa di essere omosessuale. Allora come oggi, buona parte dei giocatori andò su tutte le furie, con migliaia di lettere spedite agli sviluppatori al grido di “non voglio che mio figlio sia esposto a contenuti omosessuali”, accusando l’editore Electronic Arts di essere vittima delle famigerate “lobby gay”, spesso evocate anche dai politici nostrani.

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Ma l’unica critica davvero sensata, portata avanti da anche molti membri della comunità LGBT, è che spesso questi personaggi non siano scritti poi così bene, trasformando omosessuali e transessuali in stereotipi digitali viventi che niente hanno a che fare con le persone reali. Un problema che però riguarda i videogame a 360 gradi, visto che anche gli etero si vedono spesso rappresentati come montagne di muscoli semoventi o eroine sexy dal fisico perfetto.

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In ogni caso, gay, bisessuali e transessuali sono presenti nel mondo dei videogiochi da molto più tempo di quanto non si creda (…) E non c’è niente di strano: i videogiochi, così come i libri, i film, i fumetti e persino i cartoni animati, ci raccontano non solo il mondo che vorremmo, ma anche il mondo reale, così com’è lì fuori, nella vita di tutti i giorni. Che vi piaccia o meno.

Glielo perdoniamo a Dario il fatto che non conosce Geekqueer o Videogaymes? 😉

The 3 Bitches in The Witcher

lunedì, maggio 16th, 2016 by geekqueer

Chi mi segue da un po’ conosce bene le mie difficoltà con gli RPG (e le mie idiosincrasie con i JRPG). È più forte di me, prescinde dal mio controllo, cerchiamo di evitare le solite lamentele: se non fraggo, non godo.
C’è però un bellissimo action RPG che ha vinto più di 800 premi, è stato uno dei giochi più venduti dello scorso anno e ha stracciato a riconoscimenti pure The Last of Us: parlo di The Witcher 3: Wild Hunt, programmato nella ridente Polacchia dalla CD Projekt RED.

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La trama segue il capitolo precedente, ma mi hanno assicurato sia comprensibile anche a chi gioca solo questo, in cui il bel capellone col cerchietto Geralt di Rivia deve trovare la figlia dell’imperatore, detta Ciri, braccata dalla Caccia Selvaggia.

Il gioco è un open world (significa che perderete ore a capire dove andare) e millanta una mappa 30 volte più grande dei capitoli precedenti e 20% maggiore di quella di The Elder Scrolls V: Skyrim

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Perché ne parlo anche se non c’ho mai giocato? Perché da tempo non facevo l’OSSERVATORIO GEEKQUEER, ovvero quel lungo weekend in cui invece di farmi una vita sociale, mi metto come un Publio Sulpicio Quirinio qualsiasi, a fare il censimento dei personaggi LGBTQI in un videogame. E cosa ho trovato? Andiamo a vedere “Le 3 bitches di Witcher”.

1) Mislav: il cacciatore gay

Mislav lo si incontra nel bosco che spiega ai passanti la differenza tra i cani e i lupi e blablabla. Nel peregrinare tra le fratte, ci si imbatte in un cadavere dilaniato e il cacciatore ci spiega che è il corpo di Ditier, un uomo a servizio del Lord, prima che…

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Geralt:- Prima di cosa?
Mislav:-Prima che mi cacciasse dal villaggio.
Geralt:- Cosa hai fatto?
Mislav:-Niente. Sono un mostro. Scusami, non avrei dovuto parlarne.
Geralt:- Anch’io sono un mostro.
Mislav:-Ma io intendo in un altro modo.
Geralt:-Se sei un licantropo, posso aiutarti.
Geralt:- Cosa?
Mislav:-Licantropia, può essere una maledizione che…
Geralt:- Il figlio del Lord, Florian e io… ci amavamo. Ditier ci ha seguito nelle stalle e mi ha cacciato via… Florian si è impiccato, il Lord ha iniziato a bere e la tenuta è andata in rovina. Questo per fartela breve.
Geralt:- Mi spiace.
Mislav:-È storia vecchia ormai.

2) Elihal, Shantay you stay.

Una delle quest del gioco si chiama “Amanti Perdute” in cui bisogna ricercare tutte le amanti di Dandalion, tenutario del bordello. Capirete che la missione è assai impegantiva, ma non priva di sorprese: la lista dei nomi contenuti in un’agenda conta anche quello di Elihal, e l’indirizzo porta al negozio di un sarto. Bè, questa è meglio che la vediate senza spoiler.

Ma non date nulla per scontato, perché in realtà quando Geralt insinua di sapere cosa sia successo la notte in cui Eliahl e Dandalion si conobbero ubriachi, il sarto tiene a specificare che no, a lui piacciono le donne.

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3) Ciri, che fa coming out

E poi arriva la figlia dell’imperatore, Jessica Chastain detta Ciri, (personaggio giocabile) che durante il relax di una sauna, può confidare di preferire le donne agli uomini, con buona pace dei vari gamers che su Reddit ancora non se ne fanno una ragione.

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Il dubbio è quanto una scena in cui troviamo tre bellissime donne (una avanti con l’età) nude, in un sauna, con un sottotesto di amore lesbico, possa essere a consumo di pruderie prettamente maschile-eterosessuale. Non so. La percezione che ho avuto guardando qualche ora di filmato di gioco è che il tema LGBT non è trattato in maniera per nulla scontata o gratuita. In primo luogo perché il protagonista è sempre accorto ed educato, pur essendo un impenitente e sessualmente molto attivo eterosessuale stregone in una terra di barbari. Che non è poco.
Di seguito perché il personaggio di Mislav il cacciatore è sì una figura piuttosto patetica (ma chi non lo è in un’ambientazione così dura e violenta?), ma rifugge da stereotipi scontati. E quando invece, la figura di Elihal ti porta a ripensare al vecchio pregiudizio dell’indistinto omosessuale/travestito/forse transessuale, ecco che il gioco spariglia le carte: “Cosa vai a pensare? A me piacciono le donne”.

Bonus: la marchetta e la coppia suicida

Come bonus in The Witcher 3, ho trovato anche queste due simpatiche sorprese: una è un doppio suicidio che sembra passionale, l’altra è un solerte professionista del sesso che promuove il suo crawdfunding personale.

Ovviamente vi ricordo che l’OSSERVATORIO GEEKQUEER su The Witcher 3, Wild Hunt è sempre aperto e se volete segnalarmi altri personaggi o situazioni d’interesse, potete lasciare nei commenti le vostre integrazioni.
Ora, perdonatemi, ma io torno a sparare agli zombi di Resident Evil 6.

Life is strange: raccontare una generazione

giovedì, maggio 12th, 2016 by geekqueer

Da quando gioco alle avventure grafiche di nuova generazione (alla David Cage per intenderci) mi interrogo molto spesso sulla reale interazione del giocatore, su quanto le scelte realmente influiscano sulla struttura del gioco, sul senso di libertà e, non ultimo, sul gameplay stesso. Ammetto di essere scettico, e anche se ho amato molto giochi come Heavy Rain, Beyond e tutti i titoli della Telltale, alla fine la frustrazione di aver premuto pochi tasti o la percezione che le mie scelte non avessero modificato più di tanto lo storyline, mi han sempre lasciato insoddisfatto.

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Life is strange non è diverso in questo, anzi forse accentua alcuni problemi appena elencati, ma non potrei mai dire che è un brutto gioco. Quindi mettiamo da parte questo aspetto e concentriamoci su altro.
Da qui in poi è tutto SPOILER.

In questo mio post vorrei elencare gli aspetti più interessanti del gioco della francese Dontnod, evidenziando ovviamente la storia lesbica delle due protagoniste, le loro sessualità liquide, ma soprattutto il vero racconto generazionale, che ho trovato preciso, attento e per nulla scontato.

Per i pochi che non conoscono il gioco vi riassumerò in due righe la storia di Maxine Caulfield una studentessa di 18 anni che frequenta l’accademia d’arte di Blackwell, nella città di Arcadia Bay in Oregon. Nascosta nel bagno della scuola, Max assiste all’omicidio della sua ex migliore amica Chloe e scopre in quell’istante di poter riavvolgere il tempo e cambiare gli avvenimenti. Ma “l’effetto farfalla“, per cui se a est una farfalla batte le ali, qui a ovest io potrei anche trovare un fidanzato, complica un po’ le cose, e la distruzione di tutta la baia è dietro l’angolo. Se immaginate tutto con i filtri di Instagram e una colonna sonora indie di Spotify, avrete un’idea di cos’è Life is Strange.

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Max & Chloe.
La storia della protagonista con la ribelle Chloe dai capelli blu, ha infiammato non pochi siti, forum e pagine social. Mi stupisco sempre della cautela che si usa nel descrivere una relazione omosessuale: è vero che l’educazione sentimentale delle due giovani ragazze si muova tra limiti sottili, liquidi, tra l’affetto e l’attrazione, ma ho trovato che il loro rapporto avesse di ambiguo solo l’insicurezza di un’amore che si rivela. In più quando Chloe ci racconta di Rachel, i suoi termini sono espliciti: era la sua ragazza, le due avrebbero dovuto scappare assieme da Arcadia Bay per andare in California.

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Tra quel primo e secondo episodio, la descrizione dei due personaggi è volutamente sfumata nelle intenzioni, ma forte nella loro rappresentazione e nelle azioni (penso al bacio che Max dà a Chloe in stanza, o le frecciatine sullo stare assieme).
Se avete concluso il gioco, saprete della terribile scelta a cui Chloe vi pone sulla scogliera: tornare indietro nel tempo per lasciarla morire, o sacrificare l’intera cittadina?
Io ho dapprima lasciato morire tutta la baia per fuggire con Chloe (dopo 5 episodi e un intero fine settimana passato con lei, ‘fanculo dei bifolchi di quel buco di culo). A quel punto l’happy end per me è stato completo: le due su un pickup lasciano dietro di sé le macerie, per un futuro assieme.
Subito dopo ho rigiocato quell’istante per scoprire anche l’altro finale: un lungo e drammatico bacio tra le due che mi ha sciolto in lacrime.

Insomma, avere dubbi sulla sessualità delle protagoniste mi sembra inutile e sciocco. Chiediamoci invece se il racconto di due diciottenni che scoprono per la prima volta di amarsi e dover salvare il mondo (come eravamo convinti anche noi), restituisce un po’ di quel romanticismo, di quella sensualità e di quella tenerezza che noi brutte capre ormai invecchiate, non ricordiamo neppure se ci fanno un disegnino.
Io rispondo di sì, la restituisce eccome. E vi sto ammorbando con questo post per dirvi questo.

I giovini e le droghe.
Life is Strange 
racconta bene i giovani, le loro passioni e il loro stile di vita. Le droghe non sono demonizzate e viene raccontato l’uso e l’abuso che ne si fa: ci sono le canne nella cameretta di nascosto ai genitori e ci sono gli spacciatori che minacciano per i debiti, ma soprattutto ci sono persone che si approfittano dei deboli. La droga come sopraffazione, come divertimento di una generazione con pochi stimoli, ma anche come semplice e innocua trasgressione: decidete voi.

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Violenza e bullismo.
E infine il vero tema di Life is Strange: non l’omosessualità delle protagoniste, non la colonna sonora indie o la grafica hipster, ma il lato oscuro di una generazione che si misura con la contemporaneità.
Kate March è una timida amica di Max che viene drogata e violentata a una festa; ripresa con lo smartphone, subisce una campagna diffamatoria a mezzo social network che la porterà (almeno nella mia storyline) a suicidarsi davanti ai suoi compagni di scuola. Da qui una famiglia cattolica che, anche dopo la morte, la condanna, non la comprende, non la sostiene, si allontana.

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Il tema della violenza nei college americani ha dei numeri spaventosi. Il 20% delle ragazze ha subito violenza. Il 20%. Una ragazza su cinque.
Vuoi raccontare una generazione di ragazzi? Racconta quello che succede loro. Racconta la verità.

La conclusione del gioco stesso, con la risoluzione finale, rilancia una domanda che mi è risuonata nella mente per tutte le ore di gioco: i giovani hanno davvero una seconda possibilità? In un mondo in cui tutto è digitalmente eterno, in cui la propria reputazione fonda sull’insicurezza adolescenziale, in cui si scimmiottano comportamenti e soprusi di chi sembra sicuro e affermato, quanto margine di errore è previsto?

Quanto è difficile capire davvero chi si è? Cosa si diventerà? E se si sbaglia, si ha una seconda possibilità?

Potrei quindi anche raccontarvi che in alcuni episodi vi ritroverete a fare poche scelte e forse neppure così sostanziali, ma come potrebbe non piacervi il primo gioco che affronta tutto questo?

 

 

The Rocky Horror Picture Show arriva sul Touch-me-Touch-me-screen

giovedì, marzo 3rd, 2016 by geekqueer

Per chi ha letto il mio saggio Videogaymes non dirò nulla di nuovo, ma il gioco The Rocky Horror T.V. Show del Commodore 64 è stato per me la scintilla che mi ha portato ad aprire questo blog, scrivere saggi, fare conferenze, amare i videogiochi e i tacchi alti.
Dell’irresistibile musical ci sono state molte versioni oltre quella del CRL Group PLC: una monocromatica per lo ZX Spectrum, una più colorata del Commodore 128, per l’Amstrad CPC, quella del 1999 per PC The Rocky Interactive Horror Show, addirittura un board game trivial, però mai una versione per il mobile.

Ovvio quindi che questa notizia mi abbia fatto sudare le mani dall’emozione.

Nel 2017 uscirà per smartphone e tablet un nuovo gioco ispirato al musical The Rocky Horror Picture Show, col titolo di Touch-A, Touch-A Touch Me –proprio come la celebre canzone- che permetterà di impersonare un membro del cast teatrale alle prese con la messinscena dello spettacolo.

“Ella ed io, della Rocket Lolly Games ci stiamo impegnando davvero molto per portare questo gioco sul mercato, essendo noi stessi fan, crediamo di poterlo fare con la cura che merita. Molti brand sono cross-generazionale, ma pochi catturano l’immaginario collettivo come The Rocky Horror Show, ancora scandaloso dagli anni ’70 a oggi, ha detto Oscar Clark, regista e co-fondatore della Rocket Lolly Games.

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“Rocky racconta una storia di raggiungimento della maggiore età e della diversità; un accogliente e gioiosa esperienza che, essendo noi stessi fan del musical, abbiamo studiato con passione. Questa è l’opportunità di mostrare come un piccolo studio può rendere omaggio e splendore a un grande pezzo di storia”.

“Ho lavorato con Richard O’Brien su The Rocky Horror Show dal momento che tutto è cominciato. Rocky è stato realizzato come uno spettacolo teatrale, un film e anche un gioco per Commodore 64. Tuttavia, ora è il momento perfetto per essere ripensato per i nostri telefoni e tablet”, ha dichiarato Andy Leighton editore musicale del The Rocky Horror Show, “Ella e Oscar hanno una grande passione per questo progetto, e li rende di fatto le persone perfette per portare l’esperienza di gioco ad un nuovo pubblico”.

È possibile seguire l’andamento dei lavori su Twitter via @rocky_touchme o tramite l’hashtag #be_it.

Pavoncella Malva Award: i 5 videogiochi LGBT del 2015

giovedì, dicembre 31st, 2015 by geekqueer

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Erano circa 4 anni che non davo più questo prestigioso premio a cui ogni softwarehouse ambisce, rinunciando a sonni e sogni, quindi perché negar loro questo importante riconoscimento?
Per chi non lo sapesse la PAVONCELLA MALVA AWARD premia i videogiochi che si sono contraddistinti durante l’anno per rappresentazione personaggi LGBT o semplicemente quelli che hanno apportato un contributo significativo all’immaginario camp dei gaymers di tutto il mondo connesso.

Quindi ciancio alle bande e iniziamo la classifica che, premetto, è stata stilata con l’attenzione che in genere dedico al conservazione dei bulbi di tulipani in inverno.

5° POSTO

Final Fantasy XIV (DLC)

Appunto iniziamo con qualcosa successa in realtà nel 2014 ma esplosa poi in tutto il 2015: finalmente nel MMORPG dedicato a Final Fantasy viene rilasciato un DLC per avere relazioni con personaggi dello stesso sesso.
Se bazzicate i videogiochi da un po’ di tempo, vi renderete conto che per gli sviluppatori giapponesi questo è un passo per nulla scontato.
Infatti quando la notizia è stata annunciata, i membri della gilda Rough Trade Gaming Community, del server di Gilgamesh,  hanno organizzato una marcia virtuale chiamata “Pixel Pride”, con tutti gli avatar in fila per colore di armatura, creando così una fantastica Rainbow Flag.
“Perché dovrebbe esserci restrizioni su chi si ama?” ha chiesto in conferenza stampa il produttore Naoki Yoshida.
E lo chiedi a me?

4° POSTO

Fragement of him

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Quando giocai per la prima volta alla versione beta di questo gioco, rimasi davvero commosso. Fragments of Him ha annunciato quest’anno una nuova release per le piattaforme PC e XBOX ONE in uscita per il 2016, completamente riscritta e ridisegnata.
Questa è stata una delle più belle notizie del 2015.
La prima versione gratuita potete trovarla qui, ma “con q
uesta nuova versione si prevede di espandere ulteriormente l’esperienza di gioco, con uno sguardo sulla vita del defunto; nonché consentire all’utente di seguire il suo ultimo giorno” ha dichiarato il game designer Mata Haggis della Sassy Bot.
LGBT games go to Hollywood.

3° POSTO

Mortal Kombat X

LA Rivoluzione.
Per oltre 23 anni, Mortal Kombat è stato -assieme a Street Fighter– il brand di combattimento più iconico e conosciuto; ora, questo gioco da AAA, rompe finalmente le barriere, introducendo il suo primo personaggio ufficialmente gay: Kung Jin.
I fan della serie hanno chiesto spiegazioni per quello che a loro dire sembrava ancora nebuloso e ambiguo, e quella seguente è stata la risposta -per nulla ambigua- del regista e produttore del gioco.

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2° POSTO

Life is Strange

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Queer, fortissimamente queer il personaggio principale di Max in Life is Strange, pubblicato a puntate da Square-Enix e sviluppato da DONTNOD.
Il complesso rapporto che la protagonista ha con la sua migliore amica Chloe, viaggia sempre sul filo del “forse sì, forse no, chissene, vaffanculo”, come conferma lo stesso direttore creativo Jean-Maxime Moris: “C’è ambiguità è vero, ma è soprattutto una storia di amicizia prima di tutto. E ‘una storia di amicizia e di mistero. Sì, c’è ambiguità, ma a quell’età, soprattutto – a qualsiasi età – ma a quell’età, si sa, ci può essere sempre l’ambiguità”.
Quelle due stanno sempre a pomiciare, altro che ambiguità!

1° POSTO

Rinse and Repeat di Robert Yang 

Il primo posto per il videogioco più queer del 2015 non può che andare a Rinse and Repeat di Robert Yang, che con il suo erotismo giocoso è riuscito a guadagnarsi quest’anno le più importanti homepage dei siti videoludici.
In realtà io darei a Robert un premio alla carriera, se non fosse che i premi alla carriera portano una sfiga abissale. Quindi, se ancora non l’avete fatto, vi invito ad andare sul suo sito debacle.us e giocare alle sue produzioni ironiche, sexy e davvero, davvero divertenti.

Ned Wynert è il primo personaggio transessuale in Assassin’s Creed? Non proprio…

venerdì, settembre 25th, 2015 by geekqueer

Il sito Polygon oggi pubblica questa notizia.

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Il prossimo Assassin’s Creed includerà un personaggio transgender nel suo cast.

Ned Wynert, un uomo transgender, svolgerà un ruolo di supporto in Assassin ‘s Creed Syndicate. È uno dei numerosi personaggi non giocabili del gioco e il suo genere avrà alcuna incidenza sulla sua storia, secondo il direttore creativo Marc-Alexis Côté.

Côté ha parlato con Eurogamer riguardo il tentativo dello sviluppatore Ubisoft Quebec per rendere l’ultimo capitolo della serie di Assassin’s Creed più inclusiva.
“L’inclusività è qualcosa che è super importante per noi come squadra”, ha detto, “e di conseguenza, al fianco di Ned arriva la possibilità di giocare sia come Evie Frye e suo fratello gemello, Giacobbe.

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La dichiarazione di apertura all’inizio del gioco è stata rivista per riflettere nuova enfasi sulla diversità. E ora recita:
“Ispirato da eventi storici e personaggi, questo lavoro di fiction è stato progettato, sviluppato e prodotto da un team multiculturale di varie credenze, orientamenti sessuali e identità di genere.

Assassin ‘s Creed Syndicate è previsto per  il 23 ottobre su PlayStation4 e XboxOne.
Una versione per Windows PC arriverà il 19 novembre. Questa volta, i giocatori potranno esplorare Londra vittoriana nel 1868, nell’età industriale, in quelle ambientazioni care a Jack lo Squartatore (già annunciato in DLC).

Ok, tutto bello, ma siamo prorpio sicuri che Ned Wynert sia il primo transgender nella saga di Assassin’s Creed? Io ricordo bene che anche Aveline de Grandpré di Assassin’s Creed III Liberation aveva qualcosa da raccontare.

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Nelle registrazioni, accessibili dal menu di gioco, si possono ascoltare le sedute psichiatriche dopo l’uso dell’Animus.
In una in particolare, viene raccontato in maniera confusa, come Aveline si senta in realtà un uomo (un approfondimento di questo personaggio potete trovarlo nel mio ultimo VIRTUALEROTICO)
Un sottotesto di sicuro molto più nascosto, e la decisione di visibilità, presa per Syndicate, non può che rendere soddisfatto ogni geekqueer.

Leggete anche di Abu’l Nuquod del primo capitolo di Assassin’s Creed.

«Mi trattate male perché sono diverso» Il complesso di Abu’l Nuquod

giovedì, agosto 13th, 2015 by geekqueer

Chi non muore si rivede.
E direi che questo proverbio calza a pennello in questa occasione in cui torno all’originale e un po’ bistrattato obiettivo di questo blog, ovvero fare da osservatorio sui personaggi LGBT nei videogiochi.

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Chi invece muore per mano del maestro levantino Altaïr Ibn-La’Ahad nel primo e indimenticabile Assassin’s Creed è il mercante e padrone della città di Damasco, niente popodimenoché Abu’l Nuquod.

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Abu’l Nuquod non è certo un personaggio gradevole: corpulento, il viso stravolto dall’acne, ricco in una città di poveri, approfittatore, doppio e arrogante, odia tutti, in particolare la gente povera.
E la maltratta.
A ben pensarci però questo suo aspetto è molto divertente.
Comunque, il problema di Abu è che non ama sé stesso: rinchiuso nel suo splendido palazzo, non esce mai e spende i suoi soldi in ricchi banchetti. Il ricco e viscido mercante è vittima della furia della fratellanza di assassini perché accusato di essere un cavaliere templare, e tra le eresie mosse contro la sua organizzazione non mancano le accuse di sodomia tra gli uomini dell’ordine.
Ma Abu non viene ammazzato di certo perché omosessuale, ma in quanto omosessuale la sua descrizione si completa in un profilo di ricco edonista frufrù.
O forse no?
Forse l’aspetto del suo orientamento sessuale dona una sorta di umanità\clemenza a un personaggio troppo affettato?

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Premetto che nel videogioco non ci sono espliciti riferimenti all’omosessualità di Abu, ma ho raccolto degli elementi che mi portano in quella direzione.

Il blocco di ricordi inizia proprio durante la festa che dà Abu nel suo lussuosissimo palazzo: durante il brindisi in cui avvelena gli invitati, il suo discorso verte su quanto venga giudicato negativamente da tutti. Il discorso sulla balconata è a mio parere volutamente ambiguo, si parla del suo stato sociale e di come i soldi e il suo potere nulla possano contro la considerazione che la gente ha della sua persona.
Il sottotesto è strisciante, mai esplicito, di certo suggerito.
Perché però pensare si parli di omosessualità? Viene sì giudicato, ma Abu non dice mai quale sia questo giudizio.
Perché allora son portato (e come me, molti altri siti di gaymers che si pongono la stessa domanda) a pensare che il grasso mercante brufoloso sia anche gay?
Per due ragioni.

La prima è questa sequenza: durante il brindisi, l’ambiguità del discorso volutamente atterra su un piano sessuale e di seduzione, con quella carezza lasciva alla guardia del corpo.

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La seconda è nelle ultime parole del personaggio prima di morire, nel limbo dell’Animus.

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Abu’l
Guardami!
 La mia stessa natura è un affronto al popolo!

E questi abiti nobili fanno poco più che per attutire le loro grida di odio.

Altaïr
Quindi è questo, si tratta di vendetta?

Abu’l
No, non la vendetta, la mia coscienza.

Come avrei potuto finanziare una guerra al servizio dello stesso Dio che mi reputa un abominio?

Leggo nei forum in cui si propone la mia stessa lettura del personaggio, che l’obiezione più frequente riguarda la lebbra. Abu sarebbe malato di lebbra, il suo viso quindi non sarebbe rovinato dall’acne ma da ulcere lebbrose e sarebbe questa la condizione di cui tutti parlano. Mettiamo il caso che questa ipotesi -di cui non trovo riscontro nel gioco- fosse reale, ma davvero reggerebbe come motivazione del brindisi sulla balconata?
È quindi davvero più credibile la lebbra anziché l’omosessualità? Volete davvero dirmi che è solo la mia empatia a galoppare nel magico mondo della fantasia? Quella per cui se un personaggio è borderline\maltrattato rientra in un’ottica omo-normativa?
O per dirla come tutti: “vedi froci ovunque”?
Non ne sono sicuro, però nel frattempo potremmo chiamarlo “il complesso di Abu’l Nuquod“.

P.S.
Qui sotto trovate il video completo della campagna di Abu’l, mentre se volete approfondire l’argomento, nel mio ultimo saggio VIRTUALEROTICO parlo di Aveline di Assassin’s Creed Liberation e della sua natura transgender. Non lo sapevate? Ahi, ahi ahi…

SanDiego Comicon 2015: i cosplayer migliori secondo ammé

martedì, luglio 14th, 2015 by geekqueer

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Secondo me il Cacciatore di Bambi è bellissimo.

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And the winner is: Poison.

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Premio della Critica a: Gesù. Che tra tanti personaggi di fantasia ci sguazzava perfettamente.

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