Stick Shift: allunga la mano e ti tocchi l’America

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Delle produzioni di Robert Yang ne farò una rubrica, credo, tanto sono prolifiche e adorabili (ne avevamo parlato già qui).

STICK SHIFT è un altro breve gioco che, con Hurt Me Plenty e Succulent, dà vita a una trilogia sull’esplorazione dell’erotismo.
L’azione nei giochi di Yang non è mai casuale e nella maschera delle metafore e del traslato, il sesso è procurato e mai semplicemente ricevuto o ammirato voyeuristicamente.

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Il Player 1 diventa quindi fautore dell’eccitazione dell’avatar e ne gode di riflesso, anziché cadere nella trappola -benché piacevole- della pornografia in cui tutto si fruisce passivamente. Yang scioglie con la semplicità che lo contraddistingue, l’annosa questione della differenza tra erotismo e pornografia: il gioco.
Dopo il gioco dei ruoli nel BDSM, l’estetica giocosa dei gelati, si arriva al gioco più conosciuto, quello dell’autoerotismo (o anche AUTO-erotismo, in un gioco di parole prettamente italiano).

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Possiamo star qui a discutere di quanto le metafore scelte dal game-designer siano scontate o meno (un ghiacciolo, il BDSM e un cambio d’auto), ma di certo i suoi esperimenti, la sua ricerca, il suo creare legami tra i corpi digitali e quelli veri (quelli dei videogiocatori), porta a una simulazione coinvolgente in cui l’immedesimazione, vero e unico punto caratteristico del medium-videogioco, è il lasciapassare per un’esperienza unica.

Dìobbligo il parallelismo tra il gioco di Yang e lo storico STROKER, un videogames per C64 in grafica ASCII del 1983, prodotto dalla Magic Carpet, in cui bisognava masturbare un signore di nome Peter.
Qui di metaforico c’era ben poco e l’aspetto interessante era dato dal fatto che all’inizio degli anni ’80 il pubblico maschile era il 99,9% del target di riferimento del mercato videoludico d’allora. Un “videogioco gay”? O soltanto un “videogioco omosociale”?

A me è sempre parsa ‘na frociata fatta e finita.
E poi diciamo la verità, sto Peter è davvero brutto forte.

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Nulla di nuovo quando Yang dice che benché non ci siano nudità e uomini nudi, STICK SHIFT gronda gaytudine da ogni cromatura e tubo di scappamento.
Videogiocatori, un popolo di segaioli since 1983.

Potete scaricare il gioco qui, anche gratuitamente, ma se donate qualche euro, son sicuro che il buon Robert non si offenderà.

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