Sense 8: la connessione che stavo aspettando

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Netflix ha pubblicato sulla sua piattaforma americana l’attesa serie di fantascienza SENSE 8.
Perché attesa?
Perché l’aspettavo io.
E perché alla sceneggiatura tornano i fratelli Lana e Andy Wachowski, e in più li affianca lo sceneggiatore Marvel, J. Michael Straczynski.

Io ho un debole per i Wachowski, ho un debole per la fantascienza e ho un debole per Lana, per il suo percorso da transgender, per il suo attivismo e per il bellissimo discorso che fece all’HCR Visibility Award.
Ma era altro che stavo aspettando.

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Sense 8 tratta di 8 persone disseminate per il mondo che a un certo punto scoprono di essere connesse tra loro: c’è un giovane autista di Nairobi, un ladro berlinese, una farmacista indiana, una donna d’affari coreana e un poliziotto bono di Chicago che sta sempre a petto nudo.
E poi ancora ci sono Riley Blue, una DJ islandese, Nomi Marks, un’ex hacker ora blogger transessuale, che abita a San Francisco e Lito Rodriguez un famoso attore messicano, gay velato.

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Benché Lito abbia un fidanzato con cui fa a gara a chi sia più sexy, il personaggio di Nomi è quello che aspettavo da tempo. Aspettavo che la scrittura di Lana si permeasse della sua esperienza; aspettavo che la scrittura “di genere” potesse trovare un lato più emotivo e aspirazionale; aspettavo che la fantascienza potesse trattare temi come l’identità di genere e l’orientamento sessuale in modo contemporaneo e non scontato.

Ecco il personaggio di Nomi è quello che stavo aspettando.

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Sense 8 non parla solo di connessioni, di questo futuro che viviamo fatto di internet, di wifi, di social network, di noi che prendiamo la metro e non ci guardiamo in faccia e tutto il solito blablabla.
Sense 8 parla di una connessione che è fatta di emozioni, di persone che “chissà perché” a un certo punto guardano con gli occhi di un altro, sentono con la pelle di un altro, vivono le emozioni di un altro, anche se quest’altro non è propriamente vicino.
E quindi alla fine ho capito che Sense 8 più che parlare di connessione, parla di empatia, della capacità di mettersi nei panni dell’altro, capire i suoi problemi, le sue difficoltà, la sua vita.
Che forse è questo il vero significato di “connessione”.
Che forse è questa la vera “fantascienza”, perché è sempre più raro, sempre più difficile capire gli altri.
E Lana non poteva perdere quest’occasione, non poteva perdere la possibilità di far vivere la sua esperienza, e quella di altre persone LGBT, ai suoi spettatori.

Nella seconda puntata, il personaggio di Nomi registra un videopost sul Pride a cui parteciperà da lì a poco con la sua bellissima fidanzata. Ve lo metto qui senza nessuno spoiler.
Ecco, è questo quello che stavo aspettando.

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