Quella volta che sono stato Mai Shiranui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’altra sera sono uscito fuori a cena con alcuni vecchi amici che erano di passaggio qui in città e che non vedevo da tanto tempo (e non mi azzarderò a dire quanto). Come spesso accade in occasioni di questo tipo, in cui si tenta maldestramente di salvare capra e cavoli in memoria dei vecchi tempi, arriva sempre il momento della spinosa domanda “…e tu che fai?” che vorrebbe intendere “tu che lavoro fai?” che sarebbe come dire “tu che cosa sei?”. La serata è scivolata nel solito vociare indistinto che parla di vacanze, matrimoni, convivenze e figli, tutti argomenti che mi trovano tragicamente impreparato, ma buona parte della mia attenzione si è concentrata ossessivamente su quella domanda “…e tu che fai?” che, non so bene perché, mi ha riportato di botto ai tempi di Giocagiò, l’ormai defunta sala giochi di Via Giulio Cesare angolo Via Barletta, accogliente quanto puzzolente locale che mi ha fatto da rifugio nei molti giorni di sega a scuola.

A quei tempi la domanda non era proprio “…e tu che fai?” quanto “…e tu CHI fai?”, perché era fondamentale sapere che personaggio avrebbe scelto il giocatore che si accingeva, con la buonanima delle vecchie duecento lire, ad entrare nel mezzo della tua partita a Street Fighter II, Fatal Fury, Samurai Shodown o The King of Fighters.

Se è vero, come è vero, quello che ci dice Judith Butler ovvero che l’identità si costruisce sempre attraverso un’attività di bricolage servendosi del materiale che uno trova intorno a sé, a portata di mano, è evidente come le possibilità espressive e liberatorie del videogioco in questo senso siano immense.
Scegliere un personaggio piuttosto che un altro o “costruirlo” da zero, come avviene per esempio nei GDR o i MMORPG, parla molto di noi e del gioco che siamo disposti a fare con la nostra identità (anche di genere). È un’esperienza di “travestitismo” mediato tecnologicamente che tutti quelli che vogliono giocare a un videogame sono obbligati a fare. E al solo prezzo di spingere il bottone start del vostro joypad.

Vi parlerò, dunque, di chi sono stato io.

Mai Shiranui

Se in sala giochi c’erano Fatal Fury o The King of Fighter la scelta era una sola: Mai Shiranui. Mi resi subito conto che, più dei colpi speciali e delle combo di cui era dotata, quello che la rendeva davvero letale era il movimento ondulatorio delle sue grossissime tette che avevano un effetto ipnotico su ogni giocatore maschio etero che la fronteggiasse.
“Aho questa c’ha proprio du zinne evvè?”
“Eh si…c’hai ragio…AZZ!”
“KAZOKEN!”.
Ed era fatta.

Con una sola moneta da duecento lire potevo giocare anche due ore.

 

 

 

 

 

 

 

Benimaru Nikaido

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho sempre odiato quelle cose disgustose piene di muscoli e di bug tipo Zangief (era di dominio pubblico il fatto che per batterlo bastava saltare e colpirlo con dei calci volanti) o Dhalsim (che era sufficiente chiudere in un angolo e massacrare di scivolate basse) ed anche i classici Ryu o Ken non suscitavano la mia simpatia. Avevo un debole per Guile è vero (c’ho avuto un ragazzo uguale), ma la mia passione era Vega. In ambito The King of Fighter la sua controparte era Benimaru Nikaido, o come lo chiama il mio amico Lucho “Anna Oxa”. Muscoloso ma longilineo, liscio e depilato, in top di lycra e pieno di mossette finocchissime di cui vi lascio un’antologia selezionatissima qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

Lady Kayura (Lineage II)

Gli RPG e i MMORPG sono forse i più interessanti ambiti di “riprogettazione identitaria”. La schermata creazione personaggio che li caratterizza del resto serve proprio a questo: creare attraverso un serie di tools più o meno complessi un personaggio a tua immagine e somiglianza. Ho giocato milioni di ore a Lineage II (NCsoft, 2004) e sono stato molti personaggi ma nessuno mi ha dato tante soddisfazioni come Lady Kayura. Se sei un’elfa oscura ipersexy, hai un nickname femminile e quando entri in una gilda ti spacci per una poco più che diciottenne disinibita i vantaggi che ne trai a livelli di gioco sono immensi. Questi vantaggi sono: milioni di Adena in regalo, armi incantate a prezzi stracciati, protezione quasi assoluta durante i party nei dungeons, chattate interminabili con etero che ti chiedono il tuo contatto messenger. Con Lady Kayura ci conobbi Darezen, un ingegnere informatico ventottenne rumeno, che a cambio di alcune mie foto (gli mandai delle foto di mia sorella che effettivamente è anche fica) mi spiegò minuziosamente come crakkare la connessione wifi del vicino mentre killavamo Enchanted MonsterEyes e Manashent Gargoyles alla Ivory Tower.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bara (Guil Wars 2)

Sono nuovo su Guild Wars 2, sono appena al livello 30, un novizio insomma. Bara, il mio sylvari elementalista, ha smesso le tette in favore di una coriacea pelle di annerita ed aspra corteccia, bruciata dal fuoco dei punti esperienza (reali e virtuali) in mezzo alla quale brillano due occhi gialli e cattivi come quelli del mio gatto. Ma se lo incontrate di notte mentre vaga per Tyria in cerca di skills points potrete notare come al kajal rosa fluo ancora non ha rinunciato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e voi…che lavoro fate?

JG.

 

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