La Carlucci contro Lara Croft

Il 1 ottobre 2009 a a Roma, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, si è tenuta la prima edizione del Games Forum, promossa dall’Associazione Editori Software Videoludico Italiana (AESVI) e dall’On. Antonio Palmieri, componente della Commissione Cultura, con il patrocinio della Camera dei Deputati, Ministero etc. etc.
Tra i rappresentanti di siffatta manifestazione l’On. Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, e l’On. Gabriella Carlucci, Vice Presidente della stessa commissione (io non sapevo che le due lavorassero assieme gomitino a gomitino, il che devo dire mi ha inquietato un po’).
Non so se nella vostra testa il disegno malefico sta già mettendosi a fuoco.
L’AESVI incontra il Governo e risponde la Mussolini, fresca fresca di dichiarazioni quali: “Avere un figlio omosessuale è una tragedia“; e la Carlucci fresca fresca di proposta di legge sulla regolamentazione di internet.
Conoscete la proposta della Legge Carlucci\Barbareschi? Quando fu presentata la showgirl, liftata con una mannaia da un chirurgo ubriaco, augurò a all’On. Gilioli che il figlio si imbattesse in un pedofilo.

Riassunto velocissimo:
Articolo 1: Ogni contenuto in rete deve essere indicato obbligatoriamente con nome e cognome di chi lo immette (Seeeee).
Articolo 2: Se il contenuto è visibile da un altro paese e il respondabile non è rintracciabile (qualcuno spieghi alla Carlucci COS’E’ internet) sarà il sito ad esserne responsabile.
Altro punto è quello sul diritto d’autore che renderebbe responsabili di diffamazione i siti per propri contenuti equiparandoli così ai giornali (difficile però non pensare alla denuncia Mediaset a Youtube che questa legge avvantaggerebbe).
Multe a tutti fino a 500000 eurini.
Si sbandiera una protezione dai pedofili, quando la legge sulla questione rimanda ad articoli già esistenti.

Tornando al 1 ottobre: le due Onorevoli presentavano la nuova normativa PEGI, ovvero i bollini che indicano e consigliano la fascia d’età dei videogames. Nuovi colori, nuovi disegni a indicare i contenuti, nuovo bollino “PEGI OK” per i casual games scaricabili da internet, tolto il segno “+” che fuorviava (giuro!) e una commissione che obbligatoriamente dovrà visionare tutti i giochi.
Non voglio assolutamente fare uno di quegli attacchi alla libertà perchè di più seri e urgenti ce ne sono in sti giorni, tantomeno un attacco ad un organo utilissimo come il PEGI (che davvero aiuta i genitori a capire se un gioco è adatto ai figli oppure no), ma il fatto che tutta l’operazione abbia l’ombra delle due onorevoli sovracitate mi fa venire i brividini.
Chiamateli se volete pregiudizi.
GQ
P.s.: Bella l’Alessandrona che in tv si lamentava che i figli potessero vedere le sconcezze dei gay pride. Io prego che i miei non vedano mai “Noi uomini duri”.

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