Tutto quello che sai sul sesso lo devi a Shingo Araki

Non so nella tua regione, ma nel Molise era Tele Capri a mandare il ciclo di cartoni animati giapponesi al pomeriggio, in un periodo in cui le televisioni nazionali erano solo quelle della Rai (e la terza attiva da pochi anni). Su quella rete dal logo stilizzato del profilo dell’isola, ho visto quasi tutti i robot, le maghe, le attrici, le tenniste, le pallavoliste, i playmaker alti quanto un secchio. Neppure conoscevo l’esistenza dei rispettivi fumetti, figuriamoci un nome come quello di Shingo Araki.

I character designers in Giappone si occupano di trasportare i manga (i fumetti) in anime (cartoni animati), dare loro un nuovo stile, un nuovo tratto, plasticità e volume: cacciarli fuori dalla paginetta bianca e nera e renderli colorati, vivi. Questo faceva Shingo Araki, e lo ha fatto per tanti anni e per cartoni animati che conosci molto bene. Non solo.


La disegnatrice Riyoko Ikeda, all’inizio degli anni ’70, disegnò un romanzo storico a puntate dal titolo Versailles no Bara, in cui raccontava la biografia fantastica del Comandante della Guardia Nazionale a Parigi, fedele alla Regina Maria Antonietta d’Asburgo. Oscar François de Jarjayes ( o Lady Oscar) sarà l’amore segreto della stessa regina, del suo amico e collega Andrè, e molto prima che la Rivoluzione Francese sconvolgesse le loro vite, una rivoluzione sessuale accadeva proprio nel tuo salotto: Oscar non era un uomo bensì una donna, un transessuale diremmo oggi; ma allora eri bambino, non avevi mica bisogno di tante parole. A te bastava sapere che suo padre voleva un maschietto, ma -ahimè- nacque una fanciulla che non disdegnò affatto il fioretto e ne divenne esperta, tanto da diventare guardia personale della Regina. Quella che iniziò come imposizione, divenne il volere di Oscar, che rifiutò abiti e destino di donna per scegliere d’esser uomo, e così morire, da uomo coraggioso allo scoppio della Rivoluzione.

Alla fine degli anni ’60 Shingo Araki già lavorava aiutante, al primo cartone animato giapponese per ragazze (shojo), La principessa Zaffiro, in cui per lo sbaglio di un angelo, Zaffiro nacque col corpo di ragazza (così simile a Audrey Hepburn) ma con l’animo da uomo. Per non estinguere la discendenza reale fu deciso di tener nascosta la vera identità sessuale del nascituro e Zaffiro diventò un valoroso guerriero. Un altro transessuale -oltre a Oscar- ogni pomeriggio t’incantava con i suoi tiri di spada, con quel segno che avresti imparato presto a riconoscere in altri cartoni, quello del maestro Tezuka.

Quando i Cavalieri dello Zodiaco arrivarono in televisione, eri già ragazzin* e una qualche idea di sessualità, seppur bislacca, aveva preso forma nella tua mente, non che necessariamente ti riguardasse, ma le basi di un punto A e di un punto B che si attraevano, quelle c’erano tutte. Eppure della sessualità di Andromeda che abbraccia nudo Crystal per non farlo morire assiderato, non hai mai avuto dubbi, né che il loro fosse amore. Cartoni animati gay alla fine degli anni ’80! Credo che ora far passare certi messaggi sia fuori questione, per di più a bambini o ragazzini. Quello che alcuni chiamano “contenuto troppo forte” io la chiamo “educazione”. Ma io son di parte.

Se il Giappone oggi piange un grande maestro dell’animazione, in Italia piangiamo due volte, perché senza di lui forse non avresti conosciuto, Goldrake, Bia, Lulù l’angelo tra i fiori, Occhi di Gatto, L’ispettore Gadget e Lupin III; ed è un po’ grazie a lui che oggi le differenze sessuali ti sembrano solo sfumature colorate, riflessi in quegli occhi esageratamente grandi.

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