PRIDE RUN, il primo gioco LGBT italiano: rompe il silenzio Ivan Venturi

Embargo finito: dopo lo Svilupparty tenuto a Bologna la scorsa settimana, in cui gli sviluppatori indipendenti italiani si son dati appuntamento per presentare i propri progetti e discutere della situazione videoludica italiana, faccio quattro chiacchiere con Ivan Venturi, producer del progetto PRIDE RUN, il primo videogioco a tematica LGBTQI italiano.

GQ- Va bene, sono un po’ emozionato. Potremmo iniziare dalla solita ma necessaria domanda: come nasce l’idea di PRIDE RUN.
IV- Undici ottobre scorso, era il Coming Out Day, ero in macchina e ascoltavo la radio. Sentii un’intervista a Vincenzo Branà, presidente del Cassero di Bologna e tante interviste a persone, giovani, che raccontavano il loro coming out e i passi avanti fatti dalla comunità LGBTQI negli anni. Ho pensato a quanto la società intera fosse cambiata, ricordando il senso di grandissima festa che tutti proviamo partecipando con le nostre famiglie al Pride. Infine pensai che questo, oltre che un valore, era anche un magnifico spunto per un videogioco assolutamente originale. Complice il fatto che sono il producer di Riot: Civil Unrest, mi si formò così l’idea del gioco basato sul corteo.

Il videogame RIOT
GQ- Chi è stato il primo a seguirti in quest’idea?
IV- Ne parlai qualche settimana dopo con Giacomo, ora lead artist del progetto,che immediatamente si entusiasmò e si mise subito all’opera. Contattai Vincenzo (Branà) per sapere cosa ne pensasse: si interessò immediatamente e decidemmo di collaborare. Così iniziammo, includendo Pietro Guermandi del laboratorio ludico sui GDR  ” La Gildadel Cassero e te, noto esperto e comunicatore.
GQ- In queste settimane la comunità dei gaymers si è fatta sentire: volevano tutti sapere di cosa tratterà il gioco, chi saranno i personaggi. Raccontiamo qualcosa di più? Per esempio possiamo dire che sarà una commistione di generi?
IV- Assolutamente sì. Il gioco rappresenterà in maniera assolutamente folle: i Pride in giro per il mondo e per il tempo, dai clamori di San Francisco alle origini di Stonewall, dai milioni di persone di Sao Paulo al pericolo del corteo a Mosca, dal Pride governativo di Tel Aviv al primo Pride italiano a Pisa.
GQ- Ogni volta che lo dici ho i brividi.
IV- Prima una visuale MAPPA, in cui il giocatore guiderà il corteo, composto da tanti gruppi, leader e veicoli, per le vie della città, “sparando” festose particelle di “pride” addosso al pubblico e “coinvolgendolo”, facendolo accodare al corteo, come un coloratissimo pifferaio magico. Poi il raggiungimento di punti di interesse lungo il percorso, come il centro della città, e il passaggio alla visuale STRADA, più ravvicinata, dove muoveremo i singoli personaggi.
GQ- Fino ai temibili boss di fine livello!
IV- Esatto! Fino all’incontro/scontro dei LEADER con i BOSS NEMICI: immaginate drag queen contro capetti naziskin o preti integralisti. Un gameplay e visuale alla STREET FIGTHER 2, usando armi come il bazooka spara-tacchi e combo di salti e colpi.
GQ- OK, è una bomba. Poi quello che più mi ha conquistato quando me lo hai raccontato per la prima volta, è la varietà di colori, personaggi e l’intenzione di trasferire davvero l’entusiasmo di un Pride dentro un videogioco. Sono punti forti dello sviluppo, no?
IV- Fortissimi 🙂 Da videogame producer, penso ci sia un potenziale incredibile per realizzare un gioco superdinamico, divertente e originale; con un coloratissimo comparto visivo che Giacomo, il lead artist, sta realizzando in maniera eccezionale; con una grande profondità di temi affrontati ma senza -neanche lontanamente- perdere il senso sfrenato di festa ai massimi livelli e un adrenalinico divertimento videoludico. E pensa quanto potremo lavorare sulla musica!
GQ- Su questo blog ho sempre sostenuto che i videogiochi debbano essere di tutti e che hanno trovato il modo di raccontare tutte le identità e gli orientamenti differenti, in modi a volte esplici e altri velati. Come vedi invece il mercato di oggi rispetto a questi temi?
IV- Credo che il principio fondamentale sia anche pratico: fare videogiochi che raccontano le diverse identità e i diversi orientamenti significa anche creare qualcosa di originale nel panorama dei videogiochi, le cui tematiche sono spesso molto appiattite su temi fantasy e sci-fi, spesso rifacendosi agli stereotipi della narrativa anglosassone. Ci sono tantissimi terreni inesplorati (e nicchie di pubblico) per creare videogiochi originali, cosa assolutamente necessaria per affrontare un mercato piuttosto saturo, ma sempre affamato di nuovi prodotti.
Lo stesso team di sviluppo, che stiamo arricchendo man mano coi gamedeveloper lgbt italian*, include identità e orientamenti differenti. Ogni elemento, asset di gioco, deve essere realizzato con questa sensibilità.
GQ- Un altro aspetto importante è la volontà di raccontare davvero la comunità LGBTQI, per questo ricerchiamo persone che vogliano aderire al progetto, dando il loro contributo ed entusiasmo. Mi pare la cosa più naturale ma necessaria per un gioco di questo tipo.
IV- Sì, il team stesso di Pride Run è e vuole essere rappresentante della comunità LGBTQI (ovviamente senza escludere gli etero, altrimenti il progetto rimarrebbe senza ideatore e produttore!). Ora stiamo partendo col progetto e prototipando il gioco (cioè ne stiamo realizzando un pezzo, completo nei contenuti audiovisivi e pienamente giocabile), quindi ben vengano collaborazioni con altri professionist* della grafica, della programmazione, del web. E musicist*! Il gioco sarà zeppo di musica.
Ma sopratutto ora, abbiamo bisogno del sostegno di tutta la community, di ognuno di noi/voi, per darci forza, per spargere la voce e aiutarci a trovare le risorse fondamentali per sviluppare questo ambizioso progetto.
 
GQ- La comunità LGBTQI di gamers italiani finalmente sta trovando voce, vedo sempre più spesso sui social dichiarazioni di orgoglio gaymer. Io vorrei che ognuno riuscisse a dare il proprio contributo, per far sì che PRIDE RUN diventi davvero il gioco di tutti. Come possono aiutarci?
IV- La nostra intenzione è quella di riuscire a produrre il gioco in maniera indipendente, cioè senza dipendere da finanziatori o publisher. Questo sarà possibile se riusciremo a raccogliere le risorse in primis attraverso la community, prima italiana poi internazionale. E successivamente con una strategia di publishing che ci consenta di produrre un gioco che dall’uscita finanzi se stesso.
GQ- Io direi che se vogliono possono iniziare a scrivermi qui sul blog, alla mia mail o sulla pagina Facebook appena creata. Noi ti vogliamo tanto bene e ti eleggiamo “Gaymer ad Honorem”.
IV- Onorato, besoz y abrazos a voi 🙂 ora avanti a mille e facciamo tutti insieme un videogioco che entri nella storia!!!

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