Gamersgate: non è solo un gioco

L’altro giorno stavo rispondendo a una giornalista de Il Fatto Quotidiano per una sua inchiesta sul Gamersgate.
Mi chiedeva perché in Italia non se ne sapesse nulla. Qualcuno ne ha parlato, pochissimi, e io mi sono ripromesso di farlo per mesi e non l’ho fatto.
Me ne scuso.
Mi scuso perché è una questione urgente; mi scuso perché raccontare quello che accade è urgente, più urgente di qualsivoglia sciocchezza passo solitamente su questo blog.

Cerco di riassumere i fatti, ma purtroppo -come accade in questioni di violenza e maschilismo- i fatti non sono l’inizio o l’origine, né tantomeno la causa.

Quello che viene chiamato Gamersgate non è relegato solo alla rete: non si tratta di commenti, post di blogger, articoli su giornali o video di youtubber che si scagliano contro gamedesigner o studiose di gender nei videogiochi; il Gamersgate non è una questione sciocca di forum in cui alcuni troll hanno un po’ esagerato, perché il Gamersgate ha portato a vite recluse sotto scorta e Università chiuse.

All’inizio sono state due le protagoniste: Zoe Quinn una game designer accusata di esser andata a letto con dei giornalisti per influenzare le recensioni del suo vidoegioco, e Anita Sarkeesian, una video blogger che ha analizzato la figura delle donne nei videogiochi, raccontando -né per prima, né per ultima- il maschilismo e il machismo di cui i videogames sono impregnati.

La rete si scatena contro Zoe e Anita: “non sono competenti”, “cercano solo visibilità”, “fomentano e gettano benzina sul fuoco”, poi ricevono minacce di stupri e di morte dai gamers americani, finche son costrette a trasferirsi, cambiare casa e anche paese.
Anita è costretta a interrompere il suo ciclo di incontri nelle Università americane perché in Utah qualcuno minaccia di fare una strage.

 

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La solidarietà di altre studiose di semiotica e media ha portato anche loro nel centro del mirino di un’insurrezione cieca, feroce, violenta.
Nelle ultime settimane Wikipedia viene accusata di aver cancellato intere pagine sui gender studies e bannato le autrici.

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I videogiochi negli ultimi anni hanno smesso di essere il passatempo di un piccolo gruppo che storicamente è stato prevalentemente maschile e maschilista, e sono diventati sempre più uno strumento di comunicazione oltre che di intrattenimento.
Proprio come tale si sta iniziando a studiarli nelle Università di tutto il mondo, con approccio non solo estetico ma semiotico e sociologico, soprattutto su temi come i gender studies, che trovo tra i più urgenti: lo fanno Anita Saarkeesian, Laci Green, Christina Hoff Sommers, Anna Anthropy e qui in Italia Giovanna Cosenza, altre preparatissime studiose e non ultimo Geekqueer.

La parte oltranzista e violenta che ha minacciato Anita Sarkeesian e Zoe Quinn, non vuole scendere a patti con quello che crede un suo giocattolo e con la paura di restarne privata.

Ho letto spesso in questo periodo blogger e giornalisti scrivere frasi tipo: “premettendo che non giustifico le minacce, però loro hanno esagerato”; ecco in quel “però” c’è tutta la paura di un maschilismo che cerca di tracciare il territorio, l’ennesimo vergognoso sopruso machista. Ed è il dejavu che noi gaymers sentiamo dirci da anni: “per me i gay possono fare quello che vogliono, però…”.

Non posso giudicare Wikipedia come progetto, perché l’idea stessa si basa sulla democratizzazione del sapere, ma di sicuro posso condannare quei gruppi e quegli operatori che hanno fatto questo. Conosco operatori di Wikipedia splendidi e preparati, come ho litigato aspramente con altri.

Per discussioni sul Gamersgate ho dovuto abbandonare forum, gruppi su Facebook e siti: i commenti dopo pochi giri di idee diventavano violenti, ignoranti, inaccettabili.

Purtroppo il machismo di ritorno a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi è trasversale, ed è qualcosa di più stratificato, non risparmia nessun gruppo sociale o culturale. 

Il Gamersgate non è più solo “un gioco”, e la questione dei gender studies -per le donne come per le persone lgbt- diventa necessaria e urgente: quando inizieremo ad affrontarla?

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7 thoughts on “Gamersgate: non è solo un gioco

  1. geekqueer says:

    NB: LA CULTURA DELLA VIOLENZA NON AMMETTE DISCUSSIONI E NON AVRA’ SPAZIO SU QUESTO BLOG. SE AVETE INTENZIONE DI LASCIARE UN COMMENTO CON I SOLITI “MA” E “PERO'” VERRA’ PRONTAMENTO CANCELLATO. LA DISCUSSIONE TRA CULTURA E VIOLENZA E’ STATA GIA’ GIUDICATA DALLA STORIA CON I ROGHI DI LIBRI DA PARTE DEI NAZISTI. RIAPRIRLA E’ DA IGNORANTI, E NOI DI GEEKQUEER NON LO SIAMO.

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  2. Gigi says:

    Visto il tweet in caps lock, mi sembra giusto argomentare quanto detto. Io ho visto moltissimi video su YouTube di Feminist Frequency a tema VG e concordo con lei che le donne vengono usate a mò di oggetto (per ricaricare l’energia o per violenza gratuita).
    Il mio non vuole essere un “però” fine a se stesso – come hai raccontato nel post -, dico solo con alcuni suoi video non sono d’accordo. Perché in alcuni videogiochi certe scelte sono da adocchiare meglio. Mi spiego: GTA è un VG dove protagonista è solitamente la malavita organizzata, gang, boss di quartiere e come succede nella vita reale ci sono traffici illeciti (fra cui droga, prostituzione, strip club che poi in realtà sono tutt’altro e via dicendo). Non sto dicendo che la prostituzione è una cosa bella ma… che esiste. E, come tale, viene inserita nella storia di questi titoli.
    Anche in giochi ispirati al Far West o ai miti della Grecia Antica: gli sviluppatori non s’inventano da un giorno all’altro l’inferiorità del ruolo della donna nella società: lo è realmente stato. La violenza non si giustifica, MAI. Ma se dovessimo far finta di nulla, nasconderci dietro un dito e ammettere ovunque che la donna è sempre stata al top in ogni contesto, beh… allora cancelliamo anni di storia, di manifestazioni, di battaglie verso i suffragi e via discorrendo.
    Solo su questo aspetto io non concordo con le teorie esposte da FF.
    (NB: mi piacerebbe continuare a parlarne ma immagino che il commento sia già bello lungo)

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    1. Catonano says:

      E quindi diciamo che siccome la storia è quella che è, i giochi la ripropongano in modo che il modello culturale storico abbia un lungo e radioso futuro.

      Come dire che il pregiudizio contro i gay è storico e quindi rappresentarlo è rappresentare un dato di fatto.

      Non mi convince sto discorso.

      L’irritazione e il disappunto sul tema sollevato da queste donne sono la conferma che il tema è attuale e doloroso.

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      1. geekqueer says:

        Gigi, perdonami, ma del video di GTA5 non c’hai capito un cazzo, e di tutto il discorso non c’hai capito un cazzo. Torna ad argomentare quando avrai letto un po’ di più. Non cancello il tuo commento solo perché Catonano ha risposto in maniera così puntuale e pacata che sarebbe un peccato.

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        1. Mauro says:

          In effetti giusto ieri ho ammazzato un paio di civili, preso sotto una ventina di poliziotti, fatto intervenire l’esercito e rubato un carro armato.

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  3. Gatto Nero says:

    Per qualche strano motivo, gli omosessuali – che dovrebbero essere esperti di “rappresentazione distorta dei media” – faticano a capire in toto il problema del gamergate.

    Questo sì che è un tema interessante, pure.

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