Voglio essere come Jenny Beavan!

lunedì, febbraio 29th, 2016 by geekqueer

Sam Smith è il mio primo orgoglio in questa notte degli Oscar 2016, per aver ricordato chi è e cosa rappresenta.
“Ho letto che nessun uomo apertamente gay ha mai vinto un Oscar” ha detto, “che sia vero o meno, io voglio dedicare questo premio a tutta la comunità LGBT in tutto il mondo! Io sono qui su questo palco da fiero uomo gay e spero che un giorno vivremo tutti insieme nell’uguaglianza”.
Bravo lui, brava Lady Gaga che lo ha applaudito e baciato, uniti in una battaglia che ce li fa così amare (e no, non è stato il primo ma va bene uguale).

Ma volevo mostrarvi invece questo breve video, in cui una bravissima Jeanny Beavan (candidata 9 volte agli Oscar nella sua carriera) va a ritirare il suo premio.
Jenny è una dissidente, sicuramente della moda, e la sua walk of fame è circondata da uomini e donne che non applaudono e che la guardano imbarazzati.
Di tutte le immagini di questi Oscar che vedo oggi sui miei social network, io tengo questa, tengo l’espressione orgogliosa e soddisfatta di Jenny che col suo chiodo si volta a guardarli, sorride e poi va avanti a prendersi ciò che ha guadagnato col suo talento.
Io voglio essere come Jenny Beavan.

 

Un personaggio gay in Star Wars, lo dice J.J. Abrams

domenica, febbraio 28th, 2016 by geekqueer
JJ Abrams

Se volete invece sapere la mia opinione, bé, mi piacerebbe vedere Rey portare al lato rainbow Captain Phasma. Che bomba sarebbe?

“In TV sono più avanti!”. Ne siete proprio sicuri?

mercoledì, febbraio 24th, 2016 by geekqueer

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In questi giorni di discussione in Senato per la legge sulle unioni civili del DDL Cirinnà, ne abbiamo sentite di cotte e di crude: l’era dei Pesci che finisce, l’immancabile Bibbia coi suoi Levitici, ovuli scaduti da donare alle lesbiche e un bestiario che spero davvero di non ascoltare mai più in un luogo come quello. Vane speranze.

Ma c’è stato un intervento che mi ha fatto molto sorridere (non ricordo di chi, cercherò di inserirlo in calce col vostro aiuto) e diceva pressappoco “E poi in TV ci sono già tanti gay ormai…”.
È vero, spesso si prendono le produzioni televisive come metro culturale del progresso civile, e ancora più spesso sembra che queste siano anticipatrici di valori progressisti o che la TV sia medium illuminato da cui prendere ispirazione per la vita reale.
Ma siamo davvero sicuri sia così?

L’Institute for Diversity and Empowerment at Annenbergh (IDEA) ha pubblicato un documento che mostra uno scenario tutt’altro che rassicurante o di riferimento culturale, in cui la diversità nelle produzioni audiovisive (sia TV, digitali che cinematografiche) è ancora lungi dall’essere bandiera di orgoglio.
Insomma, più che di inclusività si parla ancora di invisibilità.

Dato che so che siete dei maledetti pigroni, vi riassumo i dati più interessanti.

La diversità negli audiovisivi nell’ultimo anno

Ruoli da protagonista:
71,3% uomini
28,7% donne

Più della metà delle produzioni non rappresenta asiatici o asiatici-americani.

Il 65,6% dei ruoli di persone afroamericane sono per uomini.

“Siete ovunque! Ormai se non c’è un personaggio gay non ti fanno andare in onda!” e invece siamo solo il 2%.
Nell’immagine qui sotto qualche dato in più.

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La sessualizzazione dell’immagine femminile è quasi totale, se non hai tette e gambe scoperte non vai in onda, mentre l’uomo in abiti succinti si assesta sul 7,6%.

Per i ruoli di anziani, l’uomo è più accettato e raggiunge il 72,45%, le briciole che restano sono per le donne. Si sa, l’uomo invecchia meglio, oppure è solo più stronzo.

E per quanto riguarda la produzione?

Meno del 25% delle produzioni TV sono create da donne.
Il 3,4% dei registi è una donna. No, aspè ve lo ripeto: solo il 3,4% dei registi, è una donna.
Nel digital è il 17,1%
Via cavo il 15,1%
Tv di streaming l’11,8%.

I registi caucasici nel cinema sono l’87,3%
in TV sono il 90,4%.

Siete ancora sicuri che in TV siano più “avanti” o credete anche voi sia solo un’industria maschilista come un’altra?

Marchi gayfriendly sui social network: il caso #FamilyDay

sabato, gennaio 30th, 2016 by geekqueer

Cosa succede sui social? Perché tanti brand hanno iniziato a occuparsi -o meglio- utilizzare canali di comunicazione, linguaggi e soggetti cari alla comunità LGBT? Per vendere di più? Ovviamente sì, ma non solo, ed è questa la parte che mi interessa discutere.

Il fine ultimo del marketing è vendere il prodotto, su questo non c’è dubbio, ma ciò non vuol dire che ogni operazione di marketing abbia come obiettivo quello di vendere più bottiglie o più biscotti.
La comunicazione Facebook di IKEA pensata per il #familyday non è stata creata per vendere più tavolinetti LACK questo sabato, a ignare e boccalone coppie gay, e la stessa cosa vale per l’AcquaVitasnella che dubito sia stata acquistata oggi da gruppi organizzati di lesbiche in spedizione d’acquisto.

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Ogni azienda per poter comunicare i propri valori, la propria storia e quella dei suoi prodotti, ha bisogno di una Brand Identity, un’identità che sia riconoscibile e coerente. Si personifica un marchio affinché si possa empatizzare con esso.

La costruzione dell’identità di IKEA passa attraverso la casa di tutti, quella svedese, quella democratica; l’AcquaVitasnella negli ultimi anni sta cercando di far dimenticare il nome “snella” che si porta dietro dagli anni ’80 in cui la bellezza fisica era un valore indiscusso e oggi fortunatamente discutibile, per affrancarsi in un’accettazione personale di sé.
E la COOP è la COOP, sei tu, sono io, siamo tutti.
Questi tre esempi hanno fatto della diversità e dell’inclusione uno dei tanti mattoncini della loro identità e personalità.

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Cogliere l’occasione dalla cronaca, o meglio, dalla quotidianità per affermare la propria identità, raccontarla nuovamente, confermarla, è un lavoro di marketing che si sta sviluppando in questi ultimissimi anni, appunto sui social network (lo chiamano “real marketing”), ed è importante perché è nella vicinanza della quotidianità che io ritrovo quell’empatia.

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Criticare un brand perché strumentalmente utilizza battaglie civli per vendere il prodotto, mi pare fuori fuoco.
Mi chiedo: se devo costruire la storia di un brand perché non vuoi che abbia valori di uguaglianza e inclusione?
Dovrei comprare una libreria Billy solo perché l’IKEA è aperta a tutti i suoi clienti, basta che paghino? Ma nel mercato tutto si paga, altrimenti non si chiamerebbe mercato e si chiamerebbe “festa di compleanno in cui si portano i regali”.
Ma quindi Vitasnella non mi sta vendendo l’acqua con quella pubblicità? Ti sta vendendo la sua storia, il suo marchio, affinché tu possa scegliere al momento dell’acquisto; e non lo sta dicendo solo alle persone LGBT, lo sta dicendo a tutti.
Quindi la domanda secondo me è: nel momento dell’acquisto -e quindi del bisogno- a chi voglio dare i miei i soldi? Io preferisco darli a chi mi somiglia, soprattutto nelle idee.
E voi?

I miei 3 preferiti nel 2015

domenica, gennaio 10th, 2016 by geekqueer

Il bello di avere un blog e non un sito -istituzionale o meno- è che puoi fregartene delle linee editoriali o attenerti a precetti e presupposti.
Quindi ho deciso che vi faccio le mie classifiche del 2015 perché io le trovo utili per recuperare cose che mi son perso tra i mille impegni e pensieri.
E poi così avete una ragione in più per insultarmi.

I miei 3 videogiochi preferiti nel 2015

3) Resident Evil Revelation 2 per PSVita, perché finalmente ho tolto un po’ di polvere da ‘sta benedetta console.

2) Uncharted Trilogy, perché questo è stato l’anno in cui l’ho giocato tutto e ho scoperto che Nathan Drake è davvero l’uomo perfetto per me. E infatti non esiste.

1) The Last Door per iPad, perché è scritto come l’avrei scritto io.

I miei 3 album preferiti nel 2015

3) Tracy Chapman, Gratest Hits 2015, perché è stato il miglior regalo di questo fine 2015.

2) Giorgio Moroder, Déjà Vu, perché è stato l’ingrediente principale del buonumore di quest’anno.

1) You+Me, Rose ave. perché è uscito alla fine del 2014 ma io l’ho ascoltato per tutto il 2015.

I miei 3 telefilm preferiti nel 2015

3) Inside Amy Schumer, l’ho visto solo quest’anno ed è la cosa più intelligente e divertente che abbia visto e credo che la inserirò anche nelle classifiche del 2016.

2) How get away with a murder, perché non mi sono mai piaciuti i film con gli avvocati, tranne questo.

1) Ash VS Evil Dead, perché è il più bel telefilm mai fatto e basta.

I miei 3 film preferiti nel 2015

3) The Lobster, perché sono un romanticone in fondo.

2) Ex_Machina (ex equo) Goodnight Mommy, perché sono due film di genere come piacciono a me.

1) Star Wars VII, perché è ovvio.

I miei 3 personaggi LGBTQI preferiti nel 2015

3) Martine Rothblatt, perché è la geekqueer più potente del mondo.

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2) Sia, perché quest’anno era ovunque e pochi di voi sanno che: “Sono queer, non proprio lesbica perché esco perlopiù con uomini, ma di certo sono uscita anche con donne”.

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1) Laverne Cox, perché questo è stato decisamente l’anno della trans-rivoluzione!

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I miei 3 fumetti preferiti nel 2015

3) Anubi, di Marco Taddei e Simone Angelini
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2) Bellezza, di Kerascoët
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1) Come prima, di Alfred
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I miei 3 farmaci preferiti nel 2015

3) Gentalyn beta, perché sarei perso senza.

2) Alprazolam, peeeeeeeerché saaaaaarerrrri peeeeeerso seeeeeenzaaaa.

1) Minias, perché sarzzz… zzz…

I miei attori preferiti nel 2015

3) Tom Hardy, perché:

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2) Chris Pratt, perché mi piaceva pure grasso.

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1) Jamie Dornan, perché è ovvio che io abbia un animo da ragazza che legge chick-lit erotica.

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e poi basta.

Pavoncella Malva Award: i 5 videogiochi LGBT del 2015

giovedì, dicembre 31st, 2015 by geekqueer

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Erano circa 4 anni che non davo più questo prestigioso premio a cui ogni softwarehouse ambisce, rinunciando a sonni e sogni, quindi perché negar loro questo importante riconoscimento?
Per chi non lo sapesse la PAVONCELLA MALVA AWARD premia i videogiochi che si sono contraddistinti durante l’anno per rappresentazione personaggi LGBT o semplicemente quelli che hanno apportato un contributo significativo all’immaginario camp dei gaymers di tutto il mondo connesso.

Quindi ciancio alle bande e iniziamo la classifica che, premetto, è stata stilata con l’attenzione che in genere dedico al conservazione dei bulbi di tulipani in inverno.

5° POSTO

Final Fantasy XIV (DLC)

Appunto iniziamo con qualcosa successa in realtà nel 2014 ma esplosa poi in tutto il 2015: finalmente nel MMORPG dedicato a Final Fantasy viene rilasciato un DLC per avere relazioni con personaggi dello stesso sesso.
Se bazzicate i videogiochi da un po’ di tempo, vi renderete conto che per gli sviluppatori giapponesi questo è un passo per nulla scontato.
Infatti quando la notizia è stata annunciata, i membri della gilda Rough Trade Gaming Community, del server di Gilgamesh,  hanno organizzato una marcia virtuale chiamata “Pixel Pride”, con tutti gli avatar in fila per colore di armatura, creando così una fantastica Rainbow Flag.
“Perché dovrebbe esserci restrizioni su chi si ama?” ha chiesto in conferenza stampa il produttore Naoki Yoshida.
E lo chiedi a me?

4° POSTO

Fragement of him

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Quando giocai per la prima volta alla versione beta di questo gioco, rimasi davvero commosso. Fragments of Him ha annunciato quest’anno una nuova release per le piattaforme PC e XBOX ONE in uscita per il 2016, completamente riscritta e ridisegnata.
Questa è stata una delle più belle notizie del 2015.
La prima versione gratuita potete trovarla qui, ma “con q
uesta nuova versione si prevede di espandere ulteriormente l’esperienza di gioco, con uno sguardo sulla vita del defunto; nonché consentire all’utente di seguire il suo ultimo giorno” ha dichiarato il game designer Mata Haggis della Sassy Bot.
LGBT games go to Hollywood.

3° POSTO

Mortal Kombat X

LA Rivoluzione.
Per oltre 23 anni, Mortal Kombat è stato -assieme a Street Fighter– il brand di combattimento più iconico e conosciuto; ora, questo gioco da AAA, rompe finalmente le barriere, introducendo il suo primo personaggio ufficialmente gay: Kung Jin.
I fan della serie hanno chiesto spiegazioni per quello che a loro dire sembrava ancora nebuloso e ambiguo, e quella seguente è stata la risposta -per nulla ambigua- del regista e produttore del gioco.

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2° POSTO

Life is Strange

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Queer, fortissimamente queer il personaggio principale di Max in Life is Strange, pubblicato a puntate da Square-Enix e sviluppato da DONTNOD.
Il complesso rapporto che la protagonista ha con la sua migliore amica Chloe, viaggia sempre sul filo del “forse sì, forse no, chissene, vaffanculo”, come conferma lo stesso direttore creativo Jean-Maxime Moris: “C’è ambiguità è vero, ma è soprattutto una storia di amicizia prima di tutto. E ‘una storia di amicizia e di mistero. Sì, c’è ambiguità, ma a quell’età, soprattutto – a qualsiasi età – ma a quell’età, si sa, ci può essere sempre l’ambiguità”.
Quelle due stanno sempre a pomiciare, altro che ambiguità!

1° POSTO

Rinse and Repeat di Robert Yang 

Il primo posto per il videogioco più queer del 2015 non può che andare a Rinse and Repeat di Robert Yang, che con il suo erotismo giocoso è riuscito a guadagnarsi quest’anno le più importanti homepage dei siti videoludici.
In realtà io darei a Robert un premio alla carriera, se non fosse che i premi alla carriera portano una sfiga abissale. Quindi, se ancora non l’avete fatto, vi invito ad andare sul suo sito debacle.us e giocare alle sue produzioni ironiche, sexy e davvero, davvero divertenti.

Lightning di Final Fantasy testimonial 2016 per Louis Vuitton

giovedì, dicembre 31st, 2015 by geekqueer

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Come fece Prada nel 2013, anche Louis Vuitton cede al fascino dei personaggi della serie della Square Enix: sul canale Instagram del direttore creativo Nicolas Ghesquiere è stato pubblicato il video Lightning by Tetsuya Nomura per la Louis Vuitton SERIES 4.
La bellissima Claire Farron detta Lightning si riconferma testimonial perfetto e contemporaneo, valicando i confini sempre più sottili tra nerd & fashion.

 

Le 10 Barbie più gay della stagione 14\15

venerdì, ottobre 2nd, 2015 by geekqueer

La Barbie è una delle cose più gay del mondo: ne siamo affezionati perché è tutto lì il significato della nostra vita gay, in quel momento in cui l’abbiamo rubata per giocarci di nascosto. Che ancora non sapevamo nulla di orientamenti sessuali, identità di genere e del Gender che cerca di insinuarsi nelle nostre scuole, ma Barbie era già lì, prima testimone della nostra vera natura, sorridente. Come una nevrotica sotto Xanax.

Oggi son capitato su questo sito che vende Barbie, e vi ho fatto una veloce cernita di quelle più gay.
È stato molto difficile.

 

Philippe e David Blonds sono fratelli, sono transgender e si son fatti la Barbie a loro immagine. Quello che avremmo fatto tutti noi.

Philippe e David Blonds sono fratelli, sono transgender e si son fatti la Barbie a loro immagine. Quello che avremmo fatto tutti noi.

La Barbie di Michelle Visage

La Barbie di Michelle Visage

Ken Fashion Blogger col risvoltino.

Ken Fashion Blogger col risvoltino.

La Barbie Donatella non manca mai. Non puà mancare. Credo sia un patto diabolico.

La Barbie Donatella non manca mai. Non puà mancare. Credo sia un patto diabolico.

Ken "Che vuoi farci Missy, se sono un Sissy senza forza né vigor".

Ken “Che vuoi farci Missy, se sono un Sissy senza forza né vigor”.

Barbie Ruby RosOHEWAITH!

Barbie Ruby RosOHEWAITH!

JLO. Egnente.

JLO. Egnente.

Barbie Jamelia.

Barbie Jamelia.

Lyz Taylor con tanto di fiocchetto per la lotta anti-AIDS

Lyz Taylor con tanto di fiocchetto per la lotta contro l’AIDS

Barbie Vergine Maria Addoloratissima del Venerdì Santo nella processione di Campobasso.

Barbie Vergine Maria Addoloratissima del Venerdì Santo nella processione di Campobasso.

Emoticon gay: in Russia è propaganda fuorilegge

venerdì, settembre 25th, 2015 by geekqueer

via Repubblica

Russia indaga su Apple per la “propaganda gay” con gli emoticon

Il colosso di Cupertino rischia una multa ma anche la chiusura dell’attività sul territorio russo

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MOSCA – Procedimento amministrativo in Russia contro la Apple, accusata di aver promosso l’omosessualità per aver inserito nel software iOS 8.3 emoticon che raffigurano coppie gay. Lo ha reso noto il sito Gazeta.ru. L’iniziativa è della polizia di Kirov, dopo la denuncia di un avvocato, secondo cui Apple avrebbe violato la legge contro la propaganda gay in presenza di minori. Il colosso Usa rischia una multa da 10 mila a 13 mila euro ma in teoria le autorità potrebbero anche sospenderne l’attività in tutta la Russia.

Ned Wynert è il primo personaggio transessuale in Assassin’s Creed? Non proprio…

venerdì, settembre 25th, 2015 by geekqueer

Il sito Polygon oggi pubblica questa notizia.

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Il prossimo Assassin’s Creed includerà un personaggio transgender nel suo cast.

Ned Wynert, un uomo transgender, svolgerà un ruolo di supporto in Assassin ‘s Creed Syndicate. È uno dei numerosi personaggi non giocabili del gioco e il suo genere avrà alcuna incidenza sulla sua storia, secondo il direttore creativo Marc-Alexis Côté.

Côté ha parlato con Eurogamer riguardo il tentativo dello sviluppatore Ubisoft Quebec per rendere l’ultimo capitolo della serie di Assassin’s Creed più inclusiva.
“L’inclusività è qualcosa che è super importante per noi come squadra”, ha detto, “e di conseguenza, al fianco di Ned arriva la possibilità di giocare sia come Evie Frye e suo fratello gemello, Giacobbe.

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La dichiarazione di apertura all’inizio del gioco è stata rivista per riflettere nuova enfasi sulla diversità. E ora recita:
“Ispirato da eventi storici e personaggi, questo lavoro di fiction è stato progettato, sviluppato e prodotto da un team multiculturale di varie credenze, orientamenti sessuali e identità di genere.

Assassin ‘s Creed Syndicate è previsto per  il 23 ottobre su PlayStation4 e XboxOne.
Una versione per Windows PC arriverà il 19 novembre. Questa volta, i giocatori potranno esplorare Londra vittoriana nel 1868, nell’età industriale, in quelle ambientazioni care a Jack lo Squartatore (già annunciato in DLC).

Ok, tutto bello, ma siamo prorpio sicuri che Ned Wynert sia il primo transgender nella saga di Assassin’s Creed? Io ricordo bene che anche Aveline de Grandpré di Assassin’s Creed III Liberation aveva qualcosa da raccontare.

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Nelle registrazioni, accessibili dal menu di gioco, si possono ascoltare le sedute psichiatriche dopo l’uso dell’Animus.
In una in particolare, viene raccontato in maniera confusa, come Aveline si senta in realtà un uomo (un approfondimento di questo personaggio potete trovarlo nel mio ultimo VIRTUALEROTICO)
Un sottotesto di sicuro molto più nascosto, e la decisione di visibilità, presa per Syndicate, non può che rendere soddisfatto ogni geekqueer.

Leggete anche di Abu’l Nuquod del primo capitolo di Assassin’s Creed.